Una scolta del nostro clan al Consiglio Generale Agesci

Per la prima volta nella storia dell’Agesci, alcuni Rover e Scolte da tutta Italia hanno partecipato al Consiglio generale dell’associazione, che si è tenuto a Bracciano dall’1 al 3 maggio 2015.

Il Consiglio è l’organo legislativo dell’Agesci, che si riunisce una volta l’anno. Normalmente partecipano i Responsabili, gli Assistenti ecclesiastici e i delegati di tutte le Regioni. Quest’anno erano presenti anche 166 Rover e Scolte, uno per ogni Zona, in rappresentanza dei 30.000 che hanno partecipato alla Route nazionale.

Per la Zona Vallesina, è stata scelta Giulia Santoni, una scolta del Clan di Jesi 1.

Gli r/s selezionati dalle Zone delle Marche

Gli r/s selezionati dalle Zone delle Marche

L’Agesci risponde alla petizione: “Il mondo non è bianco o nero”

Il 16 marzo i presidenti dell’Agesci hanno risposto alla petizione che chiedeva chiarimenti sul protocollo di collaborazione tra l’associazione scout e la Marina Militare. “Detestiamo le armi – spiegano nella lettera, inviata per posta a tutti i firmatari – e non amiamo le divise militari: ma chi veste una divisa e rappresenta lo Stato non è un nostro nemico; è una persona che è al servizio della collettività. E’ a questa posizione di servizio che ci interessa guardare”.

Scarica il testo integrale della risposta.

L’Agesci collabora con la Marina Militare: la petizione per dire no

Clicca qui per andare direttamente alla petizione.

Il 20 febbraio 2015 l’Agesci e la Marina Militare hanno firmato un protocollo di collaborazione per sviluppare corsi ed eventi per ragazzi in mare. “Sia pure animati da finalità differenziate – si legge nel comunicato pubblicato sul sito dell’Agesci – nello sforzo di contribuire alla formazione delle giovani generazioni, la collaborazione fra la Marina e il mondo scout intende promuovere l’ambiente acqua come ambiente educativo per tutti e trasmettere un modello esistenziale basato sui principi dell’etica, della solidarietà, dell’amore per lo sport e per il mare”.

Il protocollo ha scatenato molte polemiche nell’ambiente scout ed è nata una petizione per chiedere un chiarimento ai Presidenti dell’Agesci. “Non ci sfuggono certo le potenzialità di un simile accordo – recita il testo della petizione – ma riteniamo tuttavia controversa dal punto di vista educativo la scelta di firmare un Accordo di Collaborzione con una Forza Armata, impegnata in azioni di guerra anche offensiva, soprattutto se uno degli obiettivi dell’Accordo e’ la formazione e l’educazione dei giovani”.

La petizione completa si trova a questo indirizzo. Possono firmarla capi, rover e scolte, genitori ed ex-scout.

 

 

Non in mio nome, di Igiaba Scego

della scrittrice italosomala Igiaba Scego, tratto da Internazionale.it

Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.

“Not in my name”, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.

Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina. Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.

È così a ogni attentato.

A ogni disgrazia cresce il mio senso di ansia e di frustrazione. A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace. Quelli sono solo caricature, vorrei dire. Si vestono così apposta per farvi paura. È tutto un piano, svegliamoci.

Per questo dico che mi hanno dichiarato guerra. Anzi, ci hanno dichiarato guerra.

Questo attentato non è solo un attacco alla libertà di espressione, ma è un attacco ai valori democratici che ci tengono insieme. L’Europa è formata da cittadini ebrei, cristiani, musulmani, buddisti, atei e così via. Siamo in tanti e conviviamo. Certo il continente zoppica, la crisi è dura, ma siamo insieme ed è questo che conta. I killer professionisti e ben addestrati che hanno colpito Charlie Hebdo vogliono il caos. Vogliono un’Europa piena di paura, dove il cittadino sia nemico del suo prossimo. E in questo vanno a braccetto con l’estrema destra xenofoba. Tra nazisti si capiscono. Di fatto vogliono isolare i musulmani dal resto degli europei. Vogliono vederci soli e vulnerabili. Vogliono distruggere la convivenza che stiamo faticosamente costruendo insieme.

Trovo bellissimo che alla moschea di Roma alla fine del Ramadan, per l’Eid, ci siano a festeggiare con noi tanti cristiani ed ebrei. Ed è bello per me augurare agli amici cristiani buon Natale e agli amici ebrei happy Hanukkah. È bello farsi due risate con gli amici atei e ridere di tutto. Si può ridere di tutto, si deve. Ecco perché questo attentato di oggi è così pauroso. Fa male sapere che degli esseri umani siano stati uccisi da una mano vigliacca perché volevano solo far ridere, ma fa male anche capire il disegno che c’è dietro, ovvero una volontà di distruzione totale.

Una distruzione che sapeva chi e cosa colpire.

Niente è stato casuale. Sono stati spesi molti soldi da chi ha organizzato il massacro. Sono stati scelti uomini addestrati. È stato scelto un target, la redazione di un giornale satirico, che era sì un target simbolico, ma anche facile da attaccare. Tutto è stato studiato nei minimi dettagli. D’altronde una dichiarazione di guerra lo è sempre. Chi ha compiuto questo attentato sa cosa produrrà. Sa il delirio che si sta preparando. Allora se siamo in guerra si deve cominciare a pensare come combatterla. In questi anni la teoria della guerra preventiva, dell’odio preventivo, delle disastrose campagne di Iraq e Afghanistan hanno creato solo più fondamentalismo.

Forse se si vuole vincere questa guerra contro il terrorismo l’Europa si dovrà affidare a quello che ha di più forte, ovvero i suoi valori. Chi ha ucciso sa che si scatenerà l’odio. Ora dovremmo non cascare in questa trappola. Ribadire quello che siamo: democratici. Ha ragione la scrittrice Helena Janeczek quando dice che liberté, égalité, fraternité è ancora il motto migliore per vincere la battaglia. E i musulmani europei ribadendo il “Not in my name” potranno essere l’asso nella manica della partita. L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile.